Transazione sindacale. Verbale di conciliazione sindacale firmato in azienda: per la Cassazione è invalido

Transazione sindacale. Verbale di conciliazione sindacale firmato in azienda: per la Cassazione è invalido

A cura di Damiana Lesce

Il caso
Un lavoratore aveva impugnato la conciliazione firmata con l’assistenza del sindacato con la quale, a fronte della rinuncia del datore di lavoro a procedere a un licenziamento collettivo, aveva accettato per due anni una riduzione del 20% della sua retribuzione. La Corte di Cassazione gli ha dato ragione.

Il principio di diritto affermato
In contrasto con una sua precedente pronuncia (la n. 1975/2024) con ordinanza n. 10065/2024 del 15 aprile 2024 , la Corte di Cassazione ha affermato che la conciliazione in sede sindacale non può essere validamente conclusa presso la sede aziendale, non potendo quest’ultima essere annoverata tra le sedi “protette”. In argomento si ricorda che la giurisprudenza ha posto in rilievo che, ai fini della validità delle transazioni che comportano la rinuncia a diritti dei lavoratori, valgono i seguenti principi: l’assistenza da parte del Conciliatore sindacale cui il lavoratore conferisce mandato deve essere effettiva; il Conciliatore deve assicurarsi che il lavoratore sia pienamente informato e consapevole dei diritti rinunciati; la presenza del rappresentante dei lavoratori al momento della firma della transazione è solo un indice presuntivo della effettività dell’assistenza prestata. Premesso quanto detto, con l’ordinanza in commento la Cassazione ha affermato che gli artt. 410, 411, 412-ter e 412-quater c.p.c. non si limitano ad individuare gli organi dinanzi ai quali possono svolgersi le conciliazioni ma anche le sedi (fisiche) presso le quali possono essere sottoscritte. Pertanto, il riferimento alla sede sindacale contenuta nell’art. 411 c.p.c. non consente di annoverare la sede aziendale fra le sedi protette anche se alla conciliazione è presente un rappresentante sindacale:
“I luoghi selezionati dal legislatore hanno carattere tassativo e non ammettono, pertanto, equipollenti,sia perché direttamente collegati all’organo deputato alla conciliazione e sia in ragione della finalità di lavoratore un ambiente neutro, estraneo al all’influenza della controparte datoriale (non depone in senso contrario Cass. n. 1975 del 2024, concernente una conciliazione ai sensi dell’art. 412 ter c.p.c.). Le considerazioni svolte conducono al rigetto del ricorso principale, dovendosi ribadire che la conciliazione in sede sindacale, ai sensi dell’art. 411, comma 3, c.p.c., non può essere validamente conclusa presso la sede aziendale, non potendo quest’ultima essere annoverata tra le sedi protette, avente il carattere di neutralità indispensabile a garantire, unitamente alla assistenza prestata dal rappresentante sindacale, la libera determinazione della volontà del lavoratore».

Come possiamo aiutarti?

Consultaci per qualsiasi informazione