Prima che arrivasse il profiler dell’FBI…

A cura della Redazione Biblioteca

 

Sulle principali piattaforme web di intrattenimento o nelle sale cinematografiche spopolano serie TV e film ricchi di effetti speciali dove astuti agenti, addestratissimi e super-equipaggiati, tentano di delineare il profilo criminale di un assassino, di un serial killer, di un terrorista. Criminal minds, CSI, Law & Order sono solo alcuni dei titoli più gettonati. Chi di noi non ha mai visto sul grande schermo un agente dell’FBI tentare di ricostruire il profilo di un pericoloso serial killer o non ha mai fatto il tifo per il poliziotto di una serie TV che, in lotta contro il tempo, cerca di salvare da un ricercato potenziali altre vittime?

 

La cosiddetta “sociologia criminale” – vale a dire la disciplina che sta alla base dello studio dei fenomeni criminali come insieme governato da precise leggi scientifiche – è ben più antica delle produzioni TV e il mestiere del profiler risale, anche se sotto vesti diverse, a molti anni fa. Ad esempio, Quetelet, nella sua Fisica sociale, ossia svolgimento delle facoltà dell’uomo, uscito in prima edizione a Parigi nel 1835, sottoponeva a studio statistico i diversi fenomeni sociali e tra questi anche la criminalità, dimostrando come in essi, pur nell’apparente disordine, dominasse invece l’ordine, la regolarità, l’uniformità, e come, quindi, fosse possibile formulare delle leggi che descrivessero (e predicessero) tali fenomeni. Per non parlare del nostro Lombroso (1835-1909), famoso nel mondo per aver applicato il metodo di osservazione antropologica e fisiognomica allo studio dei delinquenti, fondando quella che poi diventerà l’“antropologia criminale”.

 

Nel 1928 a Torino venne data alla stampe l’Introduzione alla sociologia criminale di Filippo Grispigni, professore all’Università di Milano, che fu con Eugenio Florian fra gli esponenti maggiori della scuola positiva criminologica italiana. Questo testo, di cui lo Studio possiede una copia nel fondo del Professor Grassetti (ex libris 2079), è ancora oggi di grande interesse perché raccoglie il pensiero sviluppato sulla fine dell’Ottocento e ai primi del Novecento e lo rilancia sulla base della nuova situazione europea. Il 1928 è un anno impegnativo per la nostra storia, con la promulgazione delle leggi razziali e una generale revisione del concetto di “criminalità”: con questa consapevolezza risulta ancora più appassionante sfogliare il volume, perfettamente conservato, della nostra Biblioteca.

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