Consolazione a chi tocca lavorare anche nei giorni di riposo. Chi si rifiuta rischia il posto.

A cura di Jacopo Moretti

Nel dibattito se sia giusto o meno, a seguito del decreto sulle liberalizzazioni varato dal governo Monti, tenere aperti gli esercizi commerciali tutti i giorni, festivi inclusi, coloro che si dicono contrari, in nome del diritto dei lavoratori al riposo, dovranno ora tener conto anche di quanto ha stabilito la Corte di Cassazione nella recente sentenza del 25 settembre 2012, n. 16248.

Il Supremo Collegio ha, infatti, respinto il ricorso di un lavoratore che era stato licenziato per aver opposto un netto rifiuto alla richiesta dell’azienda di prestare attività lavorativa nel giorno successivo, il sabato, già destinato al riposo, perché l’operaio di turno sarebbe stato assente dal lavoro.

Il lavoratore si era difeso sostenendo la violazione da parte del datore della normativa contrattuale e della legislazione generale e speciale per aver richiesto lo straordinario al di fuori della eccezionalità; per non averlo concordato in sede aziendale; per non aver provato l’insorta necessità eccezionale.

La Corte di Cassazione ha ritenuto, tuttavia, tali doglianze infondate e ha confermato la sentenza di merito: il CCNL di categoria prevedeva espressamente che il lavoratore non poteva rifiutarsi, salvo giustificato motivo, di compiere lavoro straordinario, notturno e festivo; l’addebito mosso al lavoratore era da qualificare come un grave atto di insubordinazione non potendo considerarsi valide le motivazioni addotte dal lavoratore a giustificazione del suo rifiuto di prestare attività lavorativa nel giorno di riposo; la sanzione irrogata era proporzionata ai fatti contestati.

Insomma, sarà pure una magra consolazione per i “forzati della domenica” ma come si suol dire “mal comune  … mezzo gaudio”.

 

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