Infortunio del dipendente: responsabilità e sanzioni a carico del datore di lavoro in base al d.lgs. 231/2001

231: LA CASSAZIONE RIDUCE LA PENA PER LA VIOLAZIONE DELLE NORME SULLA SICUREZZA

A cura di Francesco Autelitano 

Con sentenza del 10 ottobre 2012, n. 40070, la Corte di Cassazione si è pronunciata con riferimento alla responsabilità delle Società ai sensi del d.lgs. n. 231/2001, per violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro. 

Nella fattispecie una lavoratrice si era infortunata a causa dell’inadeguatezza della macchina utensile utilizzata, subendo l’amputazione della falange di un dito. La decisione della Cassazione si segnala per aver ridotto la sanzione applicata dal Giudice di merito, portata alla misura di € 21.500.

Talune considerazioni di fondo suggeriscono di considerare ragionevole, nei casi di colpa meno grave del datore di lavoro, il contenimento delle sanzioni poste a carico del medesimo.

Dal 2007, com’è noto, la responsabilità “penale” delle Società è stata estesa a fattispecie a struttura colposa, quali la violazione delle norme sulla sicurezza nel lavoro e le violazioni in materia ambientale. Riguardo a questa estensione occorre osservare che la responsabilità della Società presuppone che il reato sia stato commesso nell’interesse della stessa (art. 5 d.lgs. n. 231/2001).

La giurisprudenza, in mancanza di comportamenti dolosi, ravvisa l’interesse della Società nel risparmio dei costi, conseguente all’omissione delle misure di sicurezza (v. il commento alla prima condanna in materia, Trib. Trani, 11 gennaio 2010, in Professioni & Imprese24 – Il Sole 24 Ore).

Accertata la responsabilità dei preposti, per l’omessa adozione di idonee misure di sicurezza, ne deriva l’automatica responsabilità della Società, per aver risparmiato i costi che avrebbe sostenuto qualora avesse procurato mezzi adeguati a prevenire l’infortunio.

Dalla responsabilità per colpa del singolo, si passa alla responsabilità oggettiva della Società.

Il rigore della norma sanzionatoria è notevole, ove si consideri che il datore di lavoro è sottoposto anche alla responsabilità per i danni subiti dal dipendente; dei danni, tuttavia, il datore di lavoro risponde solo ove risulti in concreto una sua colpa (art. 2087 cod. civ.).

Si palesa, dunque, un’inversione del tradizionale rapporto tra responsabilità civile e responsabilità penale. Nell’ambito della prima si giustificano casi nei quali si vuole assicurare un risarcimento alla parte che subisce un danno a causa dell’attività produttiva altrui, indipendentemente dal dolo e dalla colpa dell’imprenditore, sul presupposto che colui che trae benefici da un’attività deve anche sopportarne i costi (cuius commoda eius et incommoda).

Viceversa la Costituzione esclude radicalmente che la responsabilità penale possa prescindere dal dolo e dalla colpa (art. 27 Cost.).

Nonostante il richiamato principio costituzionale, il d.lgs. n. 231/2001 è giudicato legittimo, in forza dell’argomento di ordine teorico secondo cui la responsabilità prevista da quest’ultimo non ha natura propriamente “penale”.

Ciò posto, quali sono le misure di prevenzione e le difese che può adottare la Società?

Anzitutto, il costante controllo, aggiornamento e miglioramento delle misure idonee ad evitare gli infortuni sul lavoro; ed analogo discorso vale, per coloro che operano nella materia ambientale, per le misure da adottare in tale ambito. In pari tempo la Società deve dotarsi di efficaci strumenti di organizzazione e controllo, in primis quelli prescritti dallo stesso d.lgs. n. 231/2001.

Il modello organizzativo e l’Organismo di vigilanza devono allontanarsi da formalismi, schemi preconcetti, enormi quantità di carta e procedure meramente burocratiche, che ne fanno fattori di intralcio all’attività di impresa e mezzi inutili a prevenire la responsabilità.

Viceversa questi strumenti devono funzionare in modo snello e concreto, avvalendosi, ad esempio, di criteri proposti da specialisti volti a rendere fra loro coerenti ed integrati i (sempre più numerosi) documenti e procedure previsti dalla normativa (sicurezza, ambiente, qualità, 231, etc.); avvalendosi, altresì, di Organismi di vigilanza preparati e presenti, anche qui da valutarsi in relazione alle specificità della singola Azienda, senza escludere la possibilità offerta dalla legge di stabilità 2012 in ordine all’attribuzione di tale funzione al Collegio Sindacale già esistente nella Società.

Laddove non sia stato possibile evitate la responsabilità, l’adozione di tali misure si rivela comunque utile a sensibilizzare il Giudice (come accaduto nel caso qui commentato) a ridurre l’entità della sanzione.

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