In materia di appalto si applicano i principi generali sull’inadempimento del contratto

Cassazione

(Tribunale di Bergamo, 7 maggio 2013)

Una società (Committente) proponeva opposizione avverso un decreto ingiuntivo rilasciato dal Tribunale di Bergamo, con cui veniva ingiunto alla medesima il pagamento di una somma dovuta a titolo di corrispettivo residuo in base ad un contratto di appalto, stipulato con una società (Appaltatrice) per la manutenzione, lo sviluppo e la personalizzazione di un software. In particolare, nell’atto di opposizione, la Committente chiedeva la revoca del decreto ingiuntivo opposto, nonché la risoluzione del contratto d’appalto, con la conseguente restituzione dei versamenti eseguiti in dipendenza del predetto contratto, in quanto l’Appaltatrice non aveva portato a termine l’opera contrattualmente pattuita, mentre la parte realizzata era contrassegnata da gravi disfunzioni.

L’Appaltatrice, al contrario, eccepiva la decadenza, da parte della Committente, nella denuncia dei vizi e delle difformità dell’opera ex art. 1667, 2° comma cod.civ., instando, quindi, per la conferma del decreto ingiuntivo opposto.

Il Tribunale rilevava che le speciali disposizioni previste in materia di appalto, contenute  negli artt. 1667 e 1668 cod. civ., non escludono ma integrano, l’applicazione dei principi generali in materia di inadempimento contrattuale, ai sensi degli artt. 1453 e 1455 cod. civ. Tali principi generali rimangono, dunque, applicabili anche in materia di inadempimento del contratto di appalto e, nei casi in cui l’opera non sia stata completata, come nella fattispecie in esame, prescindono dall’eccepita decadenza ex art. 1667, 2° comma, cod.civ.. Del resto, la consulenza tecnica disposta dal Tribunale nel giudizio de quo, accertava che il software non fosse, allo stato, utilizzabile e che fosse del tutto inidoneo alla sua destinazione, tanto che la sostituzione radicale con un nuovo programma sarebbe costata meno della riparazione.

Il Tribunale, pertanto, in conclusione, ha disposto ex artt. 1453 e 1455 cod. civ. la risoluzione del contratto d’appalto inter partes per fatto e colpa dell’Appaltatrice con la conseguente condanna, da parte di quest’ultima, alla restituzione integrale del corrispettivo percepito, posto che l’appalto, anche nei casi in cui la sua esecuzione si protragga nel tempo (salvo nei casi di servizi o manutenzioni periodiche), non può considerarsi un contratto ad esecuzione continuata o periodica e, pertanto, non si sottrae alla regola generale, dettata dall’art. 1458 cod. civ. della piena retroattività di tutti gli effetti, anche in ordine alle prestazioni già eseguite. 

Causa seguita da Francesco Autelitano

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