L’azienda aderisce a una associazione di categoria: deve applicare il CCNL sottoscritto senza possibilità di deroghe

Cassazione

Lo ha stabilito il Tribunale di Trento, con sentenza 16 ottobre 2012.

Nel caso in esame, otto lavoratori, ex dipendenti di una impresa artigiana, impegnata in “attività di ricerche archeologiche e servizi nel settore”, hanno citato in giudizio la società, chiedendo al Giudice del Lavoro di accertare e dichiarare illegittima l’applicazione al loro rapporto di lavoro del CCNL Studi Professionali, dovendosi – invece – applicare il CCNL Edili e di condannare la società al versamento delle differenze retributive.

La società resistente si è costituita in giudizio, eccependo che, al tempo della stipula dei contratti di lavoro, non vi era alcun CCNL applicabile, né alcuna previsione contrattuale riferibile agli operatori archeologici e che, quindi, per regolare il rapporto di lavoro, era stato scelto il CCNL che aveva la maggiore attinenza con l’attività in concreto svolta.

Il Giudice ha ritenuto di dover, anzitutto, accertare se, tra le associazioni datoriali firmatarie del CCNL Studi Professionali applicato dalla società, vi fosse quella cui aderiva il datore di lavoro e lo ha escluso, con ciò escludendo anche la legittimità della scelta datoriale.

Ritenuto, altresì, di dover fare riferimento ai soli CCNL sottoscritti dall’associazione di categoria cui la società aderiva, al fine di regolamentare il rapporto di lavoro, il Tribunale ha giudicato applicabile il CCNL Edili che, da qualche anno, contiene un riferimento agli “operatori archeologici”, benché chiaramente riferito all’ambito dell’attività edilizia, del tutto estranea all’oggetto sociale della convenuta.

Il Tribunale di Trento ha, quindi, condannato la società resistente al versamento delle differenze retributive richieste, sul presupposto che il vincolo associativo dovesse prevalere sull’adeguatezza del CCNL scelto dal datore di lavoro in ragione dell’attività svolta.

La motivazione della sentenza non convince in quanto non vengono specificate le ragioni in base alle quali, sui principi di libertà di iniziativa economica (art. 41 Cost.) e di adeguatezza e proporzionalità della retribuzione (art. 36 Cost.), costituzionalmente garantiti, debba prevalere il principio, pure costituzionalmente garantito, di libertà sindacale (art. 39 Cost.) da cui deriva la scelta dell’organizzazione sindacale di appartenenza, con tutte le conseguenza derivanti dal vincolo associativo così determinatosi.

Causa seguita da Barbara Fumai

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