L’avvocato che dichiara di agire in nome e per conto del proprio assistito ne è anche rappresentante sostanziale ex art. 1388 cod. civ.

Cassazione

Corte di Cassazione, sez. II civ., sentenza 26 marzo – 23 giugno 2014

Ai sensi dell’art. 1388 cod. civ., “il contratto concluso dal rappresentante in nome e nell’interesse del rappresentato, nei limiti delle facoltà conferitegli, produce direttamente effetto nei confronti del rappresentato”.

In relazione alla cosiddetta contemplatio domini, ossia l’esternalizzazione del potere rappresentativo da parte del rappresentante, la norma non prescrive particolari contenuti e/o espressioni che il medesimo deve utilizzare, oltre a quella di dichiarare di “agire in nome e nell’interesse del rappresentato”.

Inoltre, le norme in tema di rappresentanza non impongono al rappresentante di indicare gli estremi della propria procura, nel contratto concluso in nome e l’interesse del rappresentato, neppure in ipotesi di conclusione di contratti a forma vincolata. Da ciò discende l’irrilevanza del rapporto sottostante tra rappresentante e rappresentato, il cui concreto atteggiarsi è privo di ricadute ai fini della realizzazione dell’effetto tipico dell’istituto della rappresentanza.

La giustificazione dei poteri del rappresentante è prevista dall’art. 1393 cod. civ., come conseguenza della richiesta che il terzo contraente è facoltizzato a fare in qualsiasi momento. Se tale richiesta non viene formulata prima o contestualmente alla conclusione dell’accordo, essa non può essere sollevata strumentalmente, in sede giudiziale, al fine di contestare la validità della procura e, conseguentemente, quella dell’accordo concluso con il rappresentante.

Partendo da tali principi di diritto e con riferimento al caso di specie, in cui il rappresentante era un avvocato e professore universitario, la Cassazione ha stabilito che, per l’esternalizzazione del potere rappresentativo, è sufficiente, da parte dell’avvocato/rappresentante/consulente, spendere il nome del rappresentato, dichiarando di agire in nome e per conto di quest’ultimo.

Non è richiesto, invece, l’uso di espressioni dal contenuto tecnico giuridico maggiormente specificato ed è irrilevante, a questi fini, che il soggetto destinatario degli effetti del negozio sia definito nella contemplatio domini quale “rappresentato” o “assistito” o con altro termine equivalente.

Causa seguita da Salvatore Trifirò e Giampaolo Tagliagambe

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