Il dipendente relegato in una condizione di nullafacenza non ha diritto al risarcimento

Cassazione

Il dipendente relegato in una condizione di nullafacenza non ha diritto al risarcimento se non allega e prova rigorosamente il danno subito

Tribunale di Bergamo, sezione lavoro, 26 giugno 2014

In una recente pronunzia, il Tribunale di Bergamo ha respinto la domanda risarcitoria formulata da un dipendente al quale non era stata assegnata alcuna mansione. Il Giudice, partendo dalla distinzione tra i concetti di inadempimento e danno e sul presupposto che l’inadempimento del datore di lavoro che demansiona un dipendente non provoca necessariamente un pregiudizio a quest’ultimo, ha concluso che nel nostro ordinamento la condotta della parte inadempiente non può essere censurata con una sanzione civile punitiva (con una “somma-castigo”).

Di conseguenza, anche ai fini del danno da dequalificazione professionale, il dipendente è tenuto ad allegare ed offrire la prova rigorosa di quali pregiudizi avrebbe subito e secondo quali modalità. In difetto di allegazioni puntuali in merito, il lavoratore non ha diritto ad alcuna somma, ben potendo il suo interesse esaurirsi, senza effetti pregiudizievoli, nella corresponsione del trattamento retributivo (comunque garantito) quale controprestazione della messa a disposizione delle energie lavorative (ancorché non sfruttate dal datore di lavoro).

Causa seguita da Francesco Cristiano

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