È legittimo il licenziamento in tronco del lavoratore che falsifica i certificati medici

Cassazione

(Corte d’Appello di Napoli,  29 novembre 2012)

In seguito ad alcuni controlli, il datore di lavoro aveva scoperto che i certificati medici prodotti da un lavoratore a giustificazione delle assenze dal lavoro erano stati contraffatti. In particolare, dall’esame dei documenti, che l’azienda aveva affidato ad un perito calligrafo di propria fiducia, era risultato che i suddetti certificati erano stati formati in seguito a ripetute operazioni di fotocopiatura della carta intestata di un medico, privati del testo originario e riempiti con un diverso testo manoscritto, la cui grafia, in base alle analisi calligrafiche, era riconducibile al lavoratore stesso (e in un caso alla moglie, anch’essa dipendente della medesima azienda).

Per tali fatti, il lavoratore era stato licenziato per giusta causa ed aveva successivamente impugnato il licenziamento. Il Giudice di primo grado, espletata una CTU calligrafica, ha rigettato il ricorso del lavoratore dichiarando la sussistenza della giusta causa. Il lavoratore ha quindi proposto appello, contestando, tra l’altro, la proporzionalità della sanzione espulsiva. La Corte di appello, a sua volta, ha confermato la sentenza di primo grado affermando non esservi dubbio in ordine all’adeguatezza della sanzione del licenziamento e precisando che tale condotta, posta in essere fraudolentemente dal lavoratore per procurarsi un vantaggio, oltre ad integrare un reato, costituisce sicuramente grave violazione dei doveri di lealtà e correttezza posti dall’art. 2105 cod. civ. a fondamento del rapporto di lavoro. Ciò anche in considerazione dell’attività svolta dal lavoratore (recupero stragiudiziale di crediti scaduti), che era tale da richiedere la sussistenza di un particolare vincolo fiduciario che risultava irrimediabilmente leso dal condotta posta in essere dal lavoratore

Causa seguita da Luca Peron

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