Il Giudice può respingere le istanze istruttorie ritenute superflue alla luce della documentazione agli atti

Cassazione

(Corte d’Appello di Milano, 16 maggio 2013)

La Corte d’Appello di Milano, con una decisione del 16 maggio 2103, ha rigettato l’impugnazione del licenziamento disciplinare proposta da un lavoratore contro un Ente Pubblico Economico, assistito dallo Studio.

La Corte ha respinto la censura del lavoratore, che si era doluto della mancata ammissione in primo grado di alcune richieste istruttorie, evidenziando che essa non costituiva, come rilevato dall’Ente, motivo di riforma della sentenza di primo grado.

La Corte ha, quindi, ribadito il principio, già affermato dalla giurisprudenza di legittimità, secondo cui il giudice di merito è libero di formare il proprio convincimento sulla base degli elementi di prova che reputa più attendibili; ha, poi, l’obbligo: a) di decidere la controversia sulla base delle prove prodotte in giudizio; b) di motivare la propria decisione, dando conto di aver esaminato il complesso materiale probatorio acquisito nel processo, e di non aver ignorato elementi di prova astrattamente decisivi.

Nel caso di specie, l’Ente convenuto aveva prodotto molteplici documenti, formati in parte nel corso del giudizio penale che aveva visto coinvolto il lavoratore. La Corte ha ritenuto, pertanto, superflua l’ulteriore attività istruttoria richiesta dal lavoratore reputandola, in ogni caso, inidonea a smentire la responsabilità del medesimo in merito ai fatti contestati, così come attestata dalla documentazione agli atti.

 Causa seguita da Claudio Ponari e Giorgio Molteni

 

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