Il ricorso in appello è improcedibile, se notificato dopo il decorso del termine di 25 giorni

Cassazione

Il ricorso in appello è improcedibile, se notificato dopo il decorso del termine di 25 giorni antecedenti all’udienza di discussione

La Corte d’Appello di Milano, con sentenza 14 novembre 2012, ha dichiarato l’improcedibilità di un appello, notificato presso il nostro studio da una controparte, soccombente in primo grado, dopo il decorso del termine di 25 giorni antecedenti alla data dell’udienza di discussione.

Il termine di cui sopra, previsto dall’art. 425, comma 3, cod. proc. civ. è stato considerato perentorio, alla luce delle recenti sentenze della Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale (Cass. S.U. n. 20604/2008; Corte Cost. n. 60/2010; Cass. ord. N. 21358/2010) che hanno interpretato tale norma in senso costituzionalmente orientato, visto il disposto dell’art. 111 Cost. sul principio della ragionevole durata del processo.

Alla luce di tale principio, se il ricorso è stato notificato dopo il decorso del termine previsto ex lege, l’appellante non può ottenere un rinvio dell’udienza di discussione, onde consentire una nuova notifica.

L’improcedibilità del ricorso ne comporta il rigetto allo stato degli atti, e il conseguente passaggio in giudicato della sentenza, se nel frattempo è decorso il termine di legge (lungo o breve) per l’impugnazione.

Causa seguita da Giampaolo Tagliagambe

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