Insussistenza dei presupposti per il riconoscimento della qualifica di dirigente e di quadro

Cassazione

(Tribunale di Milano, 25 settembre 2013)

Un lavoratore subordinato (con qualifica impiegatizia) ha convenuto in giudizio il proprio ex datore di lavoro al fine di ottenere il riconoscimento della qualifica di dirigente, ovvero – in subordine – di quadro, unitamente alle differenzeretributive. La pretesa è stata motivata dal ricorrente con lo svolgimento di attività (quali il coordinamento di determinati uffici, dell’organizzazione dei tecnici e della sicurezza), caratterizzate dall’assunzione di peculiari responsabilità.

Il Tribunale ha rigettato le domande, in quanto – con riferimento alla rivendicata qualifica dirigenziale – il “ricorrente ha completamente omesso di riportare nel proprio atto difensivo la declaratoria del C.C.N.L. applicato ai dirigenti di aziende produttrici di beni e servizi e di fornire quindi elementi argomentativi (ma prima ancora, evidentemente di fatto) dai quali le mansioni svolte possano ricondursi al livello richiesto”,carenza che “non è certamente sanabile con la mera produzione del  C.C.N.L. … considerato che la circostanza in esame non attiene a un mero formalismo ma ad una necessaria ed essenziale prospettazione in fatto e in diritto che, al contrario, difetta in ricorso”. Quanto alla qualifica di quadro, il Tribunale ha motivato l’infondatezza del relativo diritto stante l’“evidente genericità” dei capitoli di prova ed ha osservato che il livello di quadro si caratterizza per “la responsabilità gestionale e il contributo fornito ai fini della definizione degli obiettivi dell’impresa, elementi del pari assenti nel ricorso”.

Causa seguita da Stefano Beretta e Orazio Marano

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