Il giornalista può essere licenziato prima del compimento dei 70 anni di età

Cassazione

Anche il Tribunale di Milano, dopo quello di Roma, con ordinanza del 17 giugno 2013 rigetta il ricorso proposto da un giornalista per veder accertare la illegittimità del licenziamento intimato dal datore di lavoro per raggiunti limiti di età (65 anni) ai sensi dell’art. 33 del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro dei Giornalisti.

Nell’ordinanza il Giudice del lavoro prende posizione rispetto ai precedenti di senso contrario del Tribunale di Milano ponendo l’accento sul fatto che le predette decisioni, che peraltro richiamano un precedente della Corte di Cassazione (Cass. 26 gennaio 2012 n. 1098), sono pervenute ad affermare l’applicabilità dell’art. 24, 4^ comma, del D.L. 201/2011 sul presupposto della natura di forma sostitutiva obbligatoria dell’INPGI.

Pur condividendo tale assunto, il Giudice del lavoro ritiene che l’art. 24 innanzi richiamato non sia applicabile ai giornalisti in quanto la norma testualmente recita: “Il proseguimento dell’attività lavorativa è incentivato, fermi restando i limiti ordina mentali dei rispettivi settori di appartenenza”. Infatti, considerato che l’art. 33 del Contratto Collettivo stabilisce al terzo comma che “l’azienda può risolvere il rapporto di lavoro quando il giornalista abbia raggiunto il 65° anno di età”, tale specifica previsione costituisce il “limite ordinamentale di settore” che l’art. 24 fa salvo.

Con la medesima ordinanza il Tribunale ha altresì rigettato l’eccezione diretta a sostenere che il licenziamento per raggiunti limiti di età sarebbe comunque illegittimo in quanto discriminatorio ai sensi del D.lgs. 216 del 2003. Sul punto, si legge in ordinanza, deve rilevarsi che la predetta legge fa salve le disposizioni che prevedono la possibilità di trattamenti differenziati ai lavoratori anziani, dettati dalle legittime finalità di politica di mercato del lavoro e di formazione professionale.

Causa seguita da Giacinto Favalli e Damiana Lesce

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