Trasferimento nel periodo di gravidanza e comportamento discriminatorio del datore di lavoro

Cassazione

Tribunale di Como, ordinanza  4 Marzo 2013

Con ordinanza 4 marzo 2013, il Tribunale di Como ha esaminato la fattispecie di un trasferimento intimato ad una lavoratrice in gravidanza, che era stato impugnato dalla medesima in quanto asseritamente discriminatorio e, comunque, illegittimo per insussistenza delle ragioni tecnico-organizzative e produttive.

Il Tribunale ha accertato che la tesi sostenuta dal datore di lavoro – secondo cui, ai sensi dell’art. 56 del d.lgs. n. 151/2001, il trasferimento può essere intimato durante lo stato di gravidanza, ma prima dell’inizio del periodo di astensione obbligatoria – poteva ritenersi astrattamente condivisibile stanti le incertezze interpretative della citata norma; tuttavia, nel caso di specie, il trasferimento è stato ritenuto illegittimo, in quanto, essendo stato previsto un periodo di preavviso, al momento della decorrenza del trasferimento la lavoratrice si trovava in astensione anticipata.

Il Tribunale ha, invece, escluso, pur ritenendo applicabili le previsioni dell’art. 56 del d.lgs. n. 151/2001, la sussistenza di un comportamento discriminatorio, rilevando che: a) vi erano incertezze interpretative sulla citata norma; b) il datore di lavoro non aveva conoscenza dello stato di gravidanza della lavoratrice nel momento in cui era stato comunicato il trasferimento; c) all’esito della prova testimoniale era stata dimostrata la sussistenza delle esigenze tecnico-organizzative e produttive poste a base del trasferimento medesimo.

Il datore di lavoro ha, peraltro, dimostrato in corso di causa che le mansioni assegnate alla lavoratrice presso la nuova sede di lavoro non erano dequalificanti rispetto a quelle svolte presso la sede di provenienza, contrariamente a quanto era stato dedotto in causa.

La lavoratrice ha adotto, tra l’altro, la sussistenza di un ulteriore comportamento discriminatorio, in quanto, al rientro dalla gravidanza, il datore l’aveva costretta a fruire delle ferie maturate durante l’assenza dal lavoro; anche con riferimento a tale comportamento è stata esclusa la sussistenza della discriminazione, in quanto il Tribunale ha accertato, da un lato, che rientra tra i poteri organizzativi del datore di lavoro la determinazione del periodo di ferie e, dall’altro, che era stata dimostrata l’esistenza di una consolidata prassi aziendale in base alla quale i dipendenti dovevano fruire delle ferie maturate entro la fine dell’anno.

Causa seguita da Antonio Cazzella

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