
Il podcast che esplora il mondo del lavoro attraverso le lenti del diritto. A cura degli Avvocati Stefano Trifirò, Mariapaola Rovetta Arici e Jacopo Moretti – Trifirò & Partners Avvocati
Madre intenzionale e responsabilità aziendale: la sentenza n. 68/2025 della Corte Costituzionale e le opportunità per il mondo del lavoro
Con la sentenza n. 68 del 2025, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma contenuta nella legge n. 40 del 2004 nella parte in cui non riconosce come genitore la madre intenzionale nelle coppie omogenitoriali. Si tratta di un passaggio fondamentale per l’affermazione dei diritti delle famiglie arcobaleno, ma anche di un tema che interpella direttamente il mondo delle imprese, chiamato oggi più che mai a coniugare inclusione, equità e responsabilità sociale.
La madre intenzionale è la donna che, pur non avendo un legame biologico con il figlio, ha condiviso pienamente il progetto genitoriale con la madre biologica fin dall’inizio. Il mancato riconoscimento giuridico di questo ruolo ha finora determinato non solo una disparità di trattamento tra genitori in base all’orientamento sessuale, ma soprattutto una lesione dei diritti fondamentali del minore.
Infatti, non riconoscere la madre intenzionale significa privare il bambino di una delle sue figure di riferimento, anche dal punto di vista delle tutele legali e sociali. È una forma di discriminazione indiretta nei confronti del minore, che si traduce in un deficit di protezione nei momenti delicati dell’esistenza: malattia, scuola, vita familiare, e non da ultimo, in ambito lavorativo.
Sul piano pratico, la madre intenzionale esclusa dal riconoscimento giuridico non ha accesso a congedi parentali, permessi retribuiti, o altri diritti riconosciuti ai genitori eterosessuali. Questa situazione, in assenza di un intervento legislativo tempestivo, genera un vuoto che le aziende possono — e dovrebbero — contribuire a colmare.
Le imprese possono scegliere di anticipare la norma, adottando policy inclusive che garantiscano a entrambi i genitori — anche in assenza di un formale riconoscimento anagrafico — pari diritti nell’accesso alle tutele legate alla genitorialità. In questo modo, non solo si promuove un ambiente di lavoro più equo e rispettoso delle diversità familiari, ma si agisce concretamente in favore del benessere psicologico e relazionale dei figli, che sono i primi a beneficiare della presenza stabile di entrambi i genitori.
La legge arriverà, come la sentenza della Corte chiaramente indica. Ma la tutela della persona, il rispetto della dignità e l’inclusione del minore sono già oggi valori costituzionali, e possono — e devono — essere assunti anche come valori aziendali. In un tempo in cui l’identità delle imprese si gioca anche sul terreno dell’impatto sociale e della responsabilità etica, scegliere di riconoscere e sostenere la genitorialità omogenitoriale significa stare dalla parte della Costituzione, ma anche dalla parte delle persone.
