Social, lavoro e diritto: quando le parole pesano

Social, lavoro e diritto: quando le parole pesano

Il podcast che esplora il mondo del lavoro attraverso le lenti del diritto. A cura degli Avvocati Stefano Trifirò, Mariapaola Rovetta Arici e Jacopo Moretti – Trifirò & Partners Avvocati


Social a Lavoro: Fino a Dove Può Spingersi il Datore? 

Nell’attuale scenario digitale, la comunicazione privata e quella pubblica transitano spesso sugli stessi strumenti: WhatsApp, Facebook, Telegram, Instagram, TikTok… È tuttavia fondamentale ricordare che chat e messaggi privati costituiscono corrispondenza riservata e, pertanto, in assenza di una valida base giuridica, qualsiasi attività di monitoraggio o trattamento da parte del datore di lavoro è illecita.

In altre parole, la privacy prevale sulla curiosità aziendale: non si tratta soltanto di buona prassi, ma di un principio sancito dall’articolo 15 della Costituzione, che tutela la libertà e la segretezza della corrispondenza.

Cosa può dunque fare legittimamente il datore di lavoro di fronte a commenti, post o battute potenzialmente lesivi o offensivi? I confini non sempre sono netti, ma alcuni punti fermi permangono:

  • Ciò che è privato resta privato: una conversazione in una chat chiusa è protetta. Diverso è il caso di contenuti pubblici: un post offensivo o denigratorio diffuso sui social – soprattutto se in contrasto con la social media policy aziendale – può legittimamente dar luogo a un procedimento disciplinare fino al licenziamento.

  • Il controllo da parte del datore di lavoro è ammesso soltanto in modalità mirata, proporzionata e difensiva, nel rispetto dello Statuto dei lavoratori e del GDPR. Non è invece consentita una sorveglianza generalizzata o preventiva.

Il confine tra vita privata e responsabilità professionale è pertanto sottile, ma non invisibile. Ogni parola espressa online può tradursi in conseguenze giuridiche e professionali concrete. Per questo motivo sono indispensabili regole interne chiare, procedure trasparenti e una maggiore consapevolezza da parte di dipendenti, HR, manager e dirigenti. Oltre che del singolo.

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