
Condividiamo l’approfondimento dell’Avv. Marina Olgiati, pubblicato su La Repubblica il 24 Agosto 2025, che analizza la tematica dell’utilizzo dei social media a scopo diffamatorio e conseguente licenziamento.
Può un datore di lavoro licenziare un dipendente per ciò che scrive in una chat WhatsApp privata con i colleghi? E se lo stesso dipendente pubblica frasi offensive su un social network pubblico come Facebook?
A queste domande, sempre più di interesse nell’era digitale, ha dato una risposta chiara il Tribunale di Milano, con la sentenza n. 3405 dello scorso 18 luglio 2025, in cui viene posta una netta distinzione tra comunicazioni private, coperte da segretezza costituzionale, e manifestazioni pubbliche del pensiero, che possono, invece, avere conseguenze dirette sul rapporto di lavoro.

