
Condividiamo l’approfondimento dell’Avv. Stefano Trifirò

Mentre in Europa entra in vigore la nuova disciplina sulla trasparenza salariale, dall’altra parte del mondo la Hyundai sperimenta l’impiego dei robot umanoidi nelle proprie fabbriche. Due notizie apparentemente lontane. In realtà raccontano la stessa storia: il lavoro sta cambiando più rapidamente di quanto immaginiamo.
Per anni abbiamo discusso di parità retributiva, differenze di stipendio e gender pay gap. Temi che restano centrali e che la nuova normativa europea affronta imponendo alle imprese criteri sempre più oggettivi nella determinazione delle retribuzioni.
Ma proprio mentre impariamo a spiegare perché due persone svolgono lo stesso lavoro ricevendo stipendi diversi, si affaccia una domanda ancora più radicale: quali saranno i lavori di domani?
L’arrivo dell’intelligenza artificiale e dei robot umanoidi potrebbe modificare profondamente l’organizzazione delle imprese. Alcune attività ripetitive e usuranti saranno sempre più affidate alle macchine. Non è detto, però, che questo significhi semplicemente meno occupazione.
La storia dell’innovazione insegna che molti mestieri scompaiono, ma altri nascono. Cambieranno le competenze richieste, crescerà il valore della progettazione, della manutenzione, della programmazione e della supervisione dei sistemi intelligenti.
Forse il manutentore del futuro non sostituirà più il motore di una macchina utensile, ma aggiornerà il software di un robot, cambierà un chip, sostituirà un sensore o calibrerà gli algoritmi che ne governano i movimenti.
E chissà, magari nel piano di manutenzione periodica leggeremo davvero: “controllo degli attuatori, aggiornamento firmware… e un filo d’olio agli ingranaggi dell’umanoide”.
L’ironia, però, si ferma qui. Perché il vero problema non sarà lubrificare i robot, ma evitare che il progresso lasci indietro le persone. È questo il significato della protesta dei lavoratori Hyundai in Corea: non una rivolta contro i robot, ma la richiesta di partecipare ai benefici economici prodotti dall’innovazione e di essere coinvolti nella trasformazione dell’impresa.
Ed è probabilmente questa la prossima sfida anche per il diritto del lavoro. Dopo aver discusso di trasparenza salariale, dovremo discutere di trasparenza dell’innovazione: quali mansioni saranno automatizzate, quali competenze dovranno essere acquisite, come redistribuire gli incrementi di produttività e come accompagnare la riconversione professionale.
La domanda, insomma, non sarà soltanto quanto guadagna un lavoratore. Sarà soprattutto quale lavoro svolgerà fra dieci anni. E se il diritto saprà governare questa trasformazione, i robot non saranno i concorrenti dell’uomo, ma i suoi nuovi colleghi.
