
Condividiamo l’articolo dell’Avv. Luca D’Arco, pubblicato su La Repubblica il 25 Ottobre 2025, che analizza come la Suprema Corte ha ritenuto legittimo il licenziamento per giusta causa di una dipendente che aveva apostrofato volgarmente il superiore.
Il linguaggio usato sul luogo di lavoro non è un dettaglio trascurabile, ma un elemento che può incidere profondamente sul rapporto fiduciario tra datore di lavoro e dipendente. La recente ordinanza n. 21103 del 24 luglio 2025 della Corte di Cassazione ribadisce questo principio, confermando la legittimità del licenziamento per giusta causa di una lavoratrice che aveva rivolto espressioni volgari al proprio superiore gerarchico, alla presenza di un’altra collega.
La decisione si inserisce in un filone giurisprudenziale ormai consolidato, che attribuisce rilevanza disciplinare alle offese, agli insulti e ai comportamenti irrispettosi nei confronti dei superiori, qualificandoli — nei casi più gravi — come forme di insubordinazione idonee a giustificare il recesso immediato del datore di lavoro.

