
Condividiamo l’approfondimento dell’Avv. Filippo Salvo, pubblicato su LaRepubblica il 1° Dicembre.
Si discute, in questi giorni, della nuova funzione che verrà introdotta da Microsoft Teams e che consentirà, leggendo il nome della rete Wi-Fi aziendale alla quale l’app è associata, di rilevare se i partecipanti alla riunione sono o no in ufficio. Questa funzionalità ha riacceso il dibattito sui controlli a distanza nei luoghi di lavoro.
La possibilità per l’app di rilevare se un dipendente si collega da una rete aziendale o domestica solleva infatti domande delicate: può il datore di lavoro usarla per verificare la presenza in ufficio? E, soprattutto, cosa consente davvero la legge?
La questione non è solo tecnologica, ma giuridica. L’evoluzione degli strumenti digitali si intreccia infatti con le tutele previste dallo Statuto dei Lavoratori e dalle norme sulla privacy, che regolano in modo preciso cosa un’azienda può monitorare e come può farlo. Capire il quadro normativo è dunque essenziale per valutare i limiti e le conseguenze disciplinari legate all’uso di questa nuova funzione di Teams.

