
Approfondimento a cura dell’Avv. Stefano Trifirò
Le modifiche proposte all’AI Act nell’ambito del cosiddetto Omnibus AI introducono alcuni correttivi significativi, con impatti non solo tecnologici ma anche giuslavoristici e in materia di protezione dei dati.
Tra gli interventi più rilevanti:
- Posticipo di 6–12 mesi dell’entrata in vigore delle norme sui sistemi di AI ad alto rischio, per consentire alle imprese un adeguamento più graduale.
- Semplificazioni per PMI e imprese a media capitalizzazione, con una razionalizzazione degli adempimenti e del regime sanzionatorio.
- Eliminazione dell’obbligo di notifica per alcuni sistemi rientranti nell’allegato III ma con funzioni limitate e rischio contenuto.
- Maggiore utilizzo di dati sensibili per finalità di debiasing, per individuare e correggere discriminazioni algoritmiche anche nei sistemi non classificati ad alto rischio.
- Approccio più flessibile alla nozione di dato personale, con possibili aperture sull’uso di dati pseudonimizzati quando non sia realisticamente possibile la reidentificazione.
- Maggiore spazio alla sperimentazione dell’AI in contesti reali, anche attraverso sandbox regolatorie.
- Possibili limiti al diritto di accesso ai dati quando l’esercizio comporti oneri sproporzionati per il titolare.
L’obiettivo dichiarato è chiaro: ridurre il peso regolatorio senza sacrificare la tutela dei diritti fondamentali.
Resta però centrale il nodo dell’equilibrio tra innovazione tecnologica, protezione dei dati e prevenzione delle discriminazioni algoritmiche, tema destinato ad assumere un ruolo sempre più rilevante anche nelle relazioni di lavoro.
