
Ma le macchine costano di piu del lavoro dell uomo?
È una domanda molto interessante, soprattutto oggi che si parla sempre più di intelligenza artificiale e automazione.
La risposta è: dipende dall’orizzonte temporale.
Nel breve periodo, spesso sì, le macchine costano più del lavoro umano. Un’impresa che automatizza deve sostenere investimenti molto elevati: acquisto di robot, software di IA, sensori, infrastrutture informatiche, manutenzione, aggiornamenti e formazione del personale. Un robot industriale può costare da decine di migliaia fino a centinaia di migliaia di euro, senza considerare i costi di integrazione.
Nel medio-lungo periodo, però, molte aziende ritengono che le macchine diventino economicamente più convenienti perché:
- lavorano 24 ore su 24 senza pause;
- riducono gli errori e gli scarti di produzione;
- diminuiscono gli infortuni
- abbassano il costo unitario del prodotto;
- non hanno ferie, malattia, contributi previdenziali o TFR.
Per questo motivo il confronto non è tanto tra costo della macchina e stipendio del lavoratore, ma tra costo complessivo del processo produttivo.
Tuttavia esiste un altro aspetto, che emerge dall Assemblea Abi. Quando si afferma che “le macchine devono aiutare le persone, non guidarle”, si sottolinea un principio fondamentale: il valore dell’uomo non può essere valutato soltanto in termini di costo. Le persone prendono decisioni, assumono responsabilità, innovano, gestiscono relazioni e interpretano situazioni che l’intelligenza artificiale non può sostituire integralmente.
Da giuslavorista aggiungerei una riflessione: l’adozione dell’IA non elimina il tema del lavoro, ma lo trasforma. Le imprese avranno bisogno di lavoratori più qualificati, capaci di governare le tecnologie. Di conseguenza, la sfida non sarà scegliere tra uomo e macchina, bensì organizzare una collaborazione in cui l’IA aumenti la produttività senza comprimere la dignità, la professionalità e i diritti dei lavoratori.
In questo senso, la frase riportata nella relazione del Presidente dell’ABI è significativa: le macchine sono strumenti; la responsabilità giuridica, etica e organizzativa resta sempre delle persone. Questo principio è anche alla base dell’AI Act europeo e delle più recenti politiche sulla digitalizzazione del lavoro.

