Moda e filiere sotto osservazione: cresce la richiesta di controllo e responsabilità

Moda e filiere sotto osservazione: cresce la richiesta di controllo e responsabilità

Approfondimento  a cura degli Avv.ti Stefano Trifirò e Orazio Marano


In un settore competitivo e globalizzato come quello della moda, simbolo dell’eccellenza italiana nel mondo, si afferma un nuovo criterio di valore per le imprese: la capacità di garantire trasparenza, legalità e sostenibilità lungo l’intera catena produttiva.


Un recente provvedimento del Tribunale di Milano (con cui è stata disposta l’amministrazione giudiziaria di una grande realtà del comparto moda) ha richiamato l’attenzione su un tema sempre più rilevante nel mondo aziendale: quanto controllo esercitano le imprese sui propri fornitori e sulle attività che affidano in appalto o subappalto? E soprattutto, quanto incidono le scelte organizzative sulla qualità complessiva – non solo del prodotto, ma anche del lavoro?

Il provvedimento, adottato in forma temporanea e senza finalità sanzionatorie, ha evidenziato carenze strutturali nei sistemi di monitoraggio della filiera. Pur in assenza di violazioni dirette da parte dell’azienda, sono state accertate situazioni di irregolarità tra i fornitori, con condizioni lavorative non conformi agli standard normativi e di sostenibilità.

Il segnale che arriva da questo caso è chiaro: non basta esternalizzare per sottrarsi alle responsabilità, che la legge dispone in capo al committente in via solidale con appaltatore e subappaltatori per la tutela dei diritti (sicurezza e trattamenti economici) di tutti coloro che operano nell’ambito degli appalti. Le imprese sono chiamate a gestire la propria filiera in modo attivo, continuo e verificabile, con strumenti capaci di intercettare criticità e prevenire rischi reputazionali, legali e operativi.

In un contesto globale, dove la catena di fornitura può estendersi su più livelli e Paesi, la due diligence non può limitarsi a un controllo formale dei contratti. Occorre un monitoraggio sostanziale fatto di ispezioni periodiche, requisiti ESG condivisi, piani di formazione e criteri chiari per selezionare e valutare i partner produttivi. Diversamente, l’eccellenza del prodotto rischia di essere compromessa dalle condizioni in cui viene realizzato.

Il caso conferma quanto oggi sia fondamentale, per tutte le imprese – soprattutto in settori ad alta esternalizzazione – rafforzare le politiche interne di controllo e due diligence. È una sfida che riguarda l’intero ecosistema produttivo e impone nuove forme di accountability anche quando le irregolarità siano commesse da soggetti terzi: la reputazione e la qualità del brand dipendono da come si produce, da chi lavora e da come si lavora.

In questo quadro, l’amministrazione giudiziaria assume una funzione di accompagnamento e risanamento, non di penalizzazione. L’attività dell’impresa prosegue sotto la guida di un soggetto nominato dal Tribunale con il compito di rafforzare i controlli, garantire la tracciabilità e migliorare la sostenibilità del sistema produttivo. L’obiettivo non è colpire, ma trasformare: aiutare le imprese a dotarsi di strumenti concreti per evitare che nella filiera si annidino situazioni di sfruttamento, opacità o violazione dei diritti.

Si tratta di un cambio di passo culturale prima ancora che normativo. Oggi la vera eccellenza include la capacità di garantire dignità e legalità in ogni fase della produzione, affiancando alla creatività del prodotto una governance trasparente e responsabile.

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