
Sanzioni fino a 7.500 euro per la mancata informativa nello smart working: ma è davvero la strada giusta?
Condividiamo l’approfondimento dell’Avv. Stefano Trifirò.
Nel lavoro agile non basta più “attivare” lo smart working: bisogna governarlo con attenzione giuridica.
Dal 7 aprile 2026 entra in vigore un rafforzamento rilevante del regime sanzionatorio: in caso di mancata consegna dell’informativa scritta su salute e sicurezza.
Il legislatore ha scelto di “alzare la voce” su un obbligo che, sulla carta, esiste già da anni. Tuttavia, il punto critico non è tanto la previsione della sanzione in sé, quanto il modo in cui viene utilizzata.
Colpire con importi elevati una violazione prevalentemente documentale rischia di creare uno squilibrio: si punisce severamente l’assenza (o l’inadeguatezza) di un’informativa, anche quando – in concreto – non si è verificato alcun evento lesivo.
In altre parole, si sposta l’attenzione dalla sostanza, ossia la reale tutela della salute del lavoratore, alla forma: la corretta redazione e consegna del documento.
Il rischio? Trasformare un presidio di sicurezza in un adempimento burocratico “difensivo”, dove l’obiettivo diventa evitare la sanzione più che garantire condizioni di lavoro effettivamente sicure.
Una riflessione è necessaria: il rafforzamento delle tutele passa davvero da sanzioni così incisive, o sarebbe più efficace investire su formazione, cultura della prevenzione e strumenti concreti per le imprese?
