Unione europea e salario minimo

Unione europea e salario minimo

A cura di Mariapaola Rovetta

L’aumento delle disuguaglianze sociali e della povertà hanno portato l’Unione Europea ad attivarsi per creare condizioni che possano garantire ai lavoratori di ogni Stato membro opportunità di lavoro, ma anche salari minimi adeguati.

Il 7 giugno 2022 è stato raggiunto un accordo politico provvisorio, tra il Consiglio dell’Unione Europea e il Parlamento europeo. 

Secondo l’Unione, però, al fine di migliorare le condizioni di vita e di lavoro delle persone, è necessario tener conto delle diversità culturali e delle diverse situazioni economiche all’interno di ogni Paese.

La tutela garantita dal salario minimo può essere fornita, sia mediante contratti collettivi, come accade in 6 Stati membri, sia mediante salari minimi legali stabiliti per legge, come accade in altri  21 Stati membri.

I tre obiettivi principali della direttiva sono i seguenti: 

–          definire le procedure per l’adeguatezza del salario minimo legale;

–          promuovere la contrattazione collettiva sulla determinazione del salario;

–          migliorare l’accesso effettivo alla protezione del salario minimo per quei lavoratori che hanno diritto al salario minimo sulla base di quanto previsto dal diritto nazionale dello Stato di appartenenza.

Per quanto riguarda il primo degli obiettivi sopra elencati, gli Stati dell’Unione in cui sono previsti salari minimi legali sono tenuti a seguire un quadro procedurale per fissarli ed aggiornarli, secondo una serie di criteri improntati alla trasparenza, ogni due anni. Vengono, inoltre, contemplati casi particolari di aggiornamento dei salari  con cadenza quadriennale nonché con il necessario coinvolgimento delle Parti Sociali.

Quanto al secondo obiettivo, i Paesi devono promuovere il rafforzamento del coinvolgimento delle Parti Sociali nella contrattazione collettiva. Inoltre, laddove la contrattazione collettiva sia inferiore alla soglia dell’80%, gli Stati devono definire un piano d’azione per aumentare progressivamente il tasso di copertura della contrattazione stessa.

Con riguardo al  terzo obiettivo, invece, il Consiglio e il Parlamento europeo hanno concordato di migliorare l’accesso effettivo dei lavoratori alla protezione del salario minimo attraverso: 1) maggiori controlli da parte degli Ispettorati del lavoro, oppure 2) mediante l’implementazione della capacità delle Autorità di perseguire i datori di lavoro non conformi.

L’accordo raggiunto, si ribadisce, è solamente provvisorio.

Quanto a ciò che accadrà all’interno dei singoli Paesi, si ricorda che la Direttiva è uno strumento normativo che gli Stati chiamati dovranno recepire nell’ordinamento interno, mediante l’adozione di un atto normativo idoneo al conseguimento dello scopo fissato dalla norma comunitaria, nel termine di due anni. Infatti, la competenza in merito alle retribuzioni spetta ai singoli Stati, salvo le situazioni che possono essere affrontate e risolte efficientemente solo a livello europeo.

Ed è ciò che accade nel caso di accesso al salario minimo adeguato in cui l’Unione interviene proprio per eliminare le disuguaglianze all’interno del territorio europeo.

Nessun mutamento, dunque, per quegli Stati in cui sono già in vigore disposizioni più favorevoli di quelle elaborate nella proposta di direttiva, mentre possibilità di miglioramento delle condizioni di lavoro ci saranno negli Stati i cui lavoratori hanno accesso a salari al di sotto del minimo previsto dalla direttiva.

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