
A cura della Redazione Biblioteca
Che cosa hanno in comune Leonardo da Vinci, Giorgio Armani e il Brucoverde? Molto più di quanto non si pensi, a leggere il bel saggio di Paola Venturelli dedicato alla moda a Milano sul finire del XV secolo, quando il genio di Leonardo contribuì a diffondere presso la corte sforzesca – e da qui nel mondo – nuove idee, nuove soluzioni e un nuovo gusto (La moda alla corte degli Sforza. Leonardo da Vinci, tra creatività e tecnica. Silvana Editrice, 2019; qui una bella recensione).
Ebbene sì, già a quel tempo, le dame milanesi finivano per essere anticipatrici della moda di tutta Europa e la creatività degli artigiani impiegati per la corte dettava legge e spostava avanti il limite dell’avanguardia: “Protagoniste assolute di stili e comportamenti sono le dame che vivono in questa ricca e splendida corte, da Isabella d’Aragona a Beatrice d’Este, da Cecilia Gallerani a Bianca Maria Sforza; con loro l’eccellenza artigiana di Milano e le radici del Fashion Made in Italy. Tra tecnologia e innovazioni, amicizie, rivalità e scelte culturali, uno straordinario scenario dove spicca la poliedrica e geniale personalità di Leonardo” (dalla presentazione del volume).

Oltre cinquecento anni dopo, in quella stessa Milano, un “movimento” simile (se ci si consente il paragone) di innovazione, creatività e gusto, prende avvio, e dà origine a quel “sistema-moda” indissolubilmente legato alla città. Figura di ineguagliabile e ineguagliato spicco in questo processo, anche per il suo contributo alla comunità meneghina, è Giorgio Armani, che in queste settimane giustamente celebra la punta di diamante della sua attività con una splendida mostra: Privé 2005-2025. Vent’anni di alta moda (informazioni qui, Armani Silos, Via Bergognone, 40, fino al 28 dicembre 2025; peraltro, ironia della sorte, Bergognone fu pittore attivo alla fine del Quattrocento a Milano, sulle orme proprio di Leonardo…): “Nelle collezioni di Alta Moda esprimo la mia visione dello stile e dell’eleganza attraverso l’arte dell’artigianalità e del savoir faire” (Giorgio Armani).

Ma tornando ora al mondo dei libri e della virtuosa sinergia tra arti e mestieri, forse non tutti sanno che grazie all’indotto della moda milanese, “esploso” nella seconda metà del XX secolo, si è sviluppata in città anche un’avventura editoriale divenuta presto una delle più apprezzate e imitate nel mondo: La Coccinella. Un progetto editoriale rivoluzionario, nato nel 1977 e che ancora oggi fa scuola nel campo dei libri per piccolissimi.
Adattando le macchine che producevano scatole per scarpe e stivali, vennero prodotti libri con pagine fustellate con forme insolite, parti da comporre, ritagliare, incollare. Chi non conosce Brucoverde, con il buco che si rimpicciolisce sempre più, man mano che la storia in rima procede e il bruco si avvicina a diventare farfalla?
Libri coi buchi, libri a forma di mano, di piede, libri per guardare dentro le cose, per giocare con il ditino, libri da appendere, leporelli cartonati, libri di divulgazione scientifica a misura di piccolissimi, oggetti-libro che si aprono come strutture tridimensionali. Di lì a poco, nel 1987, Bruno Munari, milanese doc e maestro assoluto di arte e metodo, letteralmente consacrerà questo nuovo “genere” editoriale: i suoi Prelibri sono ancora oggi un riferimento per tutti e una lettura che unisce genio, creatività e pragmatismo, nella perfetta tradizione milanese.
