Twitter-Twister

A cura della Redazione Biblioteca

“Free speech is the bedrock of a functioning democracy, and Twitter is the digital town square where matters vital to the future of humanity are debated”. Questa la dichiarazione resa da Elon Musk, l’uomo più ricco del mondo, dopo aver raggiunto l’accordo per l’acquisto, alla cifra di circa 41 miliardi di euro, della piattaforma social di informazione più usata e influente del globo, seguita da milioni di followers e sulla quale si basa la comunicazione quotidiana delle istituzioni, della politica, delle aziende del mondo. Così, il “luogo dove vengono discusse questioni vitali per il futuro dell’umanità” – come Musk stesso definisce Twitter – diventerà a breve proprietà di uno degli imprenditori più visionari, ma anche più spregiudicati e discussi dei nostri tempi.

Elon Musk, sudafricano con cittadinanza canadese, naturalizzato statunitense, è il capo di Tesla, l’azienda che ha rivoluzionato la mobilità su quattro ruote, e di SpaceX, che in questi giorni sta lanciando nello spazio Samanta Cristoforetti. Il suo settimo figlio, nato nel 2020, è stato battezzato (si fa per dire) con il nome di ‘X Æ A-12’: la madre del bambino, ha spiegato (naturalmente con un tweet), che l’anagramma è composto da ‘x’ la variabile sconosciuta, ‘Æ’ la pronuncia elfica per ‘Ai’, che significherebbe amore e/o intelligenza artificiale, A-12 il precursore di SR-17 (l’aereo preferito dalla coppia), con la A ad indicare anche ‘Arcangelo’. Inutile dire che la corte della California è intervenuta per far cambiare il nome del bambino, seppure con un margine di manovra limitato: il nuovo nome è ‘X Æ A X-II’, dove almeno i caratteri sono riconosciuti dalle tastiere, e dunque, forse, accettabili per registrare un account Twitter.

Tutte le azioni di Musk sono improntate dunque a una forte e sbandierata tensione verso le più esibite forme di libertà e anticonformismo, di parola e di azione, per sé e per tutti. Ma è davvero così? Interessante l’analisi – con un twit di qualche giorno fa – di David Rothkopf, analista e giornalista statunitense: L’uomo più ricco del mondo (secondo Forbes – 2021) è il proprietario del Washington Post. Il numero 2 è ora proprietario di Twitter. Il numero 3 possiede Facebook. I numeri 5 e 6 hanno fondato Google. I numeri 4 e 9 hanno fondato Microsoft. Il numero 10 possiede Bloomberg. Questa è “libertà di parola?” A voi il giudizio.

È davvero un allargamento della democrazia e della libertà il fatto che un miliardario acquisti e privatizzi la piattaforma su cui circolano le informazioni quotidiane relative alla gestione del pianeta? E che quel miliardario voglia ampliare la possibilità di espressione degli utenti secondo il principio dell’“uno vale uno”? Libertà di parola a tutti i costi e per tutti coincide con democrazia e progresso collettivo? E che dire della “misura” del twit: la gabbia di un numero limitatissimo di caratteri, che al momento è funzionale per informazioni “lampo”, dovrebbe essere il tempio del dibattito su questioni complesse, dove tipicamente le sfumature fanno la differenza?

Il Covid e i movimenti no vax, le elezioni americane con gli attacchi a Capital Hill, ora la censura in Russia legata alla guerra in Ucraina: tutti momenti e temi strettamente connessi alla comunicazione social, tutti temi caldi, anzi caldissimi, ad essere dunque investiti da questo dibattito. Un dibattito cruciale, perché quello che si preannuncia con l’acquisizione di Elon Musk è un vero e proprio tornado – un twister – i cui effetti risultano ad oggi davvero imprevedibili.

 

Per saperne di più:

Greg Bensinger, Twitter Under Elon Musk Will Be a Scary Place, The New York Times, 25/04/2022

Editoriale, Cosa vuole Musk con Twitter, Il Post, 27/4/2022

Massimo Gaggi, Elon Musk si prende tutto, Corriere della Sera, 26/4/2022

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