
Il podcast che esplora il mondo del lavoro attraverso le lenti del diritto. A cura degli Avvocati Stefano Trifirò, Mariapaola Rovetta Arici e Jacopo Moretti – Trifirò & Partners Avvocati
Affrontiamo oggi un tema tanto delicato quanto interessante: può un lavoratore essere licenziato se finisce in carcere?
La domanda non è così scontata come potrebbe sembrare. Infatti, la carcerazione – per quanto grave – non è di per sé un inadempimento contrattuale. Tuttavia, può comportare una temporanea impossibilità della prestazione lavorativa, e quindi diventare motivo, in certe circostanze, per un licenziamento per giustificato motivo oggettivo.
Il punto è proprio questo: la detenzione può rendere il lavoratore “temporaneamente inutilizzabile”, e in alcune situazioni il datore di lavoro può legittimamente decidere di interrompere il rapporto. Ma non esiste una regola rigida. I giudici pretendono una valutazione concreta caso per caso, che tenga conto di numerose variabili e non c’è obbligo di repechage. Inoltre, non sono mancate sentenze che hanno ritenuto illegittimo il licenziamento, specie quando motivato come “assenza ingiustificata” ma con comunicazioni preventive a supporto del lavoratore.
In sintesi: la carcerazione può legittimare un licenziamento, ma non sempre. E se si procede per giusta causa, serve una contestazione disciplinare chiara, puntuale e coerente.
