
Il patto di non concorrenza rappresenta uno degli strumenti più delicati nel bilanciamento tra libertà del lavoratore e tutela degli interessi dell’impresa. Da un lato, consente al datore di lavoro di proteggere il proprio patrimonio di conoscenze e relazioni; dall’altro, impone limiti concreti alla possibilità, per il lavoratore, di proseguire la propria attività professionale una volta cessato il rapporto.
Proprio per questa sua natura, la legge ne ammette la validità solo entro confini ben precisi, richiedendo forma scritta, un compenso adeguato e limiti chiari quanto a oggetto, durata e territorio. Ne emerge un istituto che non può tradursi in un vincolo eccessivo o penalizzante, ma deve mantenere un equilibrio tra le esigenze delle parti. In questo quadro si inserisce l’analisi dell’Avv. Damiana Lesce, utile a chiarire funzionamento, requisiti e criticità di questo strumento.
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