Quando il litigio con il capo sfocia negli insulti: il lavoratore rischia di esser cacciato

Quando il litigio con il capo sfocia negli insulti: il lavoratore rischia di esser cacciato

Il confine tra libertà di espressione e rispetto dei ruoli in azienda torna al centro del dibattito giuslavoristico. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (24 giugno 2025, n. 16925) riafferma che il diritto del lavoratore di manifestare il proprio pensiero trova un limite nel rispetto delle regole di correttezza, continenza e diligenza previste dall’art. 2104 del Codice civile.

Il caso, analizzato dall’Avv. Paolo Zucchinali, mette in luce come comportamenti oltraggiosi o minacciosi nei confronti di un superiore possano configurare una grave insubordinazione e giustificare il licenziamento per giusta causa. Un richiamo forte alla responsabilità individuale e al valore del rispetto nei rapporti di lavoro, anche nei momenti di tensione.

Leggi l’articolo pubblicato su LaRepubblica il 31 Ottobre.

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