Libertà di stampa social

A cura della Redazione Biblioteca

 

 

Tra i volumi della nostra Biblioteca, con ex libris del Prof. Grassetti (nr. 5784), si trova un titolo che spicca per l’interesse specifico che suscita oggi, in una società completamente trasformata rispetto alla data della sua pubblicazione. Si tratta del Regime giuridico della stampa di Cassiodoro Cantarano, stampato a Roma nel 1960.

 

 

 

 

Durante la Giornata mondiale della libertà di stampa, svoltasi lo scorso 3 maggio, sono stati rilanciati numerosi interrogativi di grandissima attualità: che cos’è oggi la ‘libertà di stampa’, in un’epoca digitale dove l’informazione corre lungo il reticolo di internet e viaggia attraverso i cosiddetti social network; dove verificare la fonte (o l’identità stessa di chi riporta la notizia) è a volte impossibile; dove le “fughe di dati” possono influenzare – questa la recente accusa a Zuckerberg, CEO di Facebook – le sorti politiche ed economiche di intere comunità? Come si può regolare un mondo di informazioni che si muove in tutte le direzioni, sul filo di app sempre più accattivanti e interattive ma i cui creatori sono spesso essi stessi ignari delle conseguenze della loro creazione; dove quello che viene pubblicato può essere modificato in ogni momento, con un processo di “revisionismo” ad hoc, a seconda delle prime reazioni di chi legge (un post scomodo viene lanciato e rimosso nel giro di pochi minuti, creando due piani di realtà: quello in cui quel post esiste e quello in cui non esiste più)? Qual è il valore di verità di questa “stampa” e dunque il peso della sua libertà?

Naturalmente non c’è una risposta a queste domande, che sono quesiti aperti e rivolti a tutti: agli addetti ai lavori, che hanno davanti a sé una grande sfida, quella di normare una realtà così fluida; ma poi anche ai cittadini, ai lettori, ai giornalisti, che sono chiamati a una responsabilità verso i dati e le informazioni che scelgono di condividere con i nuovi potenti mezzi di diffusione.

Il volume della nostra Biblioteca si apre con una serie di riflessioni che in questo senso sono particolarmente potenti e costituiscono fonte di ispirazione: “il problema preliminare è quello della determinazione del concetto di libertà”, si legge a p. 24, dal momento che “un diritto del singolo non prescinde da limiti, perché questi sono posti dalla esigenza di tutela, pure costituzionalmente garantita, dei diritti altrui”. L’autore prosegue poi distinguendo alcune categorie che, a pensarci, risultano molto utili oggi per orientarsi nel marasma di parole a cui siamo sottoposti e – perché no? – per provare a difenderci e insieme difendere un’informazione (a stampa o digitale che sia) di qualità: l’istigazione, la propaganda, l’apologia, la critica, la satira, il segreto, la diffamazione, l’opera d’arte, la censura, la falsa dichiarazione… Sono categorie che vanno riconsiderate alla luce della nuova situazione, con uno sforzo sì social, ma nel senso più alto del termine, come un impegno di tutti a pretendere un’informazione globale e una gestione dei dati competente e che sappia far tesoro delle riflessioni di chi ci ha preceduto. Cambiano forse i mezzi, ma questa giusta pretesa non può e non deve cambiare.

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